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16/10/2007
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Slowmotion Apocalypse (Alberto Zannier e Ivo Boscariol) Inserito il Mon 08 Oct 2007 by Nicola Lucchetta
Sono un po' il gruppo del momento, questi Slowmotion Apocalypse.. un ultimo album, “Obsidian”, che dimostra che anche l'Italia ci sa fare nel genere deathcore, e dei live molto adrenalinici che stanno facendo salire l'interesse nei loro confronti in maniera sorprendente. Incontriamo la band a San Quirino (Pordenone), prima del loro release party al Death Crusade Festival. Eccovi il resoconto di una (lunga) chiacchierata con un loquace Alberto Zannier, cantante della band, e Ivo Boscariol, bassista, tenutasi nella casa di un componente della band riciclata ad inedito backstage.
E' la prima volta che gli Slowmotion Apocalypse compaiono su questo sito.. una breve presentazione? Alberto: Gli Slowmotion Apocalypse nascono dalla fusione di due band disciolte, che sono gli Slapstick (in cui io cantavo, Ivo suonava il basso e Ivan era il chitarrista, ricoprendo gli stessi ruoli poi negli Slowmotion Apocalypse) e i To Die For, dai quali provengono chitarra ritmica (Nicolas) e batteria (Tommaso). Le due band si sono “mescolate” quando gli Slapstick hanno perso il batterista, sostituito da Tommaso; da lì abbiamo iniziato ad evolvere il nostro suono, fino a quando ci è venuta l'idea di dire “visto che siamo tutti appassionati di death metal, perché non formare un gruppo death metal dopo dieci anni di hardcore, durante i quali nessuno di noi ha mai avuto la possibilità di suonare quel genere?”. Successivamente anche Nicolas è entrato in questa nuova band: il risultato è stato lo scioglimento dei To Die For e la trasformazione degli Slapstick in Slowmotion Apocalypse. Il primo album (“My Own Private Armageddon”, ndr) è del 2005, uscito per Tribunal Records, etichetta che ha lanciato in passato gruppi del calibro di Atreyu e Animosity, e ristampato lo scorso anno nella versione europea dalla Scarlet Records (con nuova grafica, tre tracce in più e un video).. e quest'anno il nuovo disco “Obsidian”, il primo interamente composto per la nuova etichetta.
Come è stato il processo di songwriting? C'è un tema portante come la tendenza all'autodistruzione da parte dell'uomo per il precedente "My own private armageddon"? A: no, in questo album, a livello di testi, sono stati affrontati temi diversi, che vanno dal rapporto guerra-religione-ideologie (poi ripreso nella copertina) all'influenza dei mezzi di comunicazione di massa che c'è a livello di società consumistica di tutti i giorni: quanto le scelte e i desideri sono tuoi o sono nati in funzione di qualcosa che viene dall'esterno. Si è parlato anche di libertà sessuale, un altro pezzo è dedicato agli spocchiosi intellettuali che prima ascoltavano metal, poi non faceva più figo ascoltare metal, e mentre noi, pur essendo metallari old school, abbiamo degli ascolti a 360° (si ferma..) facciamo 330 (risate!), loro rinnegano il loro passato e poi, solo perché hanno avuto la fortuna di avere in mano una penna e trovare qualcuno che offre loro la carta su cui stampare, spaccano il cazzo, fanno gli pseudo intellettuali; a noi questa gente sta sulla minchia e abbiamo dedicato loro un pezzo dell'ultimo disco nel quale diciamo “andate a cagare, noi siamo tamarri e stiamo bene così” (genio assoluto, ndr). Poi, come nel precedente album, troviamo testi che trattano di percorsi personali e di vita: durante la composizione del disco, ad esempio, io ho avuto un incidente abbastanza serio, che ha avuto un excursus molto lungo, che mi ha portato a riflettere e a scrivere alcune righe a riguardo. Al contrario del precedente disco, che era un vero e proprio concept, questa volta ci siamo preoccupati di scrivere solo ed esclusivamente dei testi.
In quest'occasione avete collaborato con tre special guests: Claudio Ravinale dei Disarmonia Mundi, G.L. Perotti degli Extrema e Tomas Lindberg dei leggendari At The Gates. Hanno influito nel processo di composizione (escluso il GL per ovvi motivi) o la collaborazione si è limitata a qualche linea vocale e basta? A: diciamo che i pezzi stavano comunque in piedi da sé. Però, quando abbiamo fatto la preproduzione (curate da Ivan e “fatte in casa”), abbiamo visto che “The blessing”, il pezzo nel quale ha cantato Tomas Lindberg, suonava molto “At the Gates”.. Ivo: quindi, nel comporlo, ci siamo poi chiesti che con lui la canzone sarebbe venuta fuori meglio, anche perché la sua voce è perfetta per pezzi del genere. A: con Claudio Ravinale, invece, c'era proprio l'idea di fare dei cori, un effetto di backing vocals che portasse ad un suono molto pieno e dal range esteso. E quindi, una volta che i pezzi erano già pronti e sarebbero iniziate da lì a poco le registrazioni con Ettore Rigotti (componente anche lui dei Disarmonia Mundi, ndr), tramite lui siamo entrati in contatto con Claudio, chiedendogli se era disponibile a partecipare, dando un effetto coristico ad alcuni pezzi. Lui ha accettato, ma sia chiaro che i pezzi erano già pronti e queste son state solamente delle migliorie che ci sono saltate in mente e che abbiamo potuto attuare. Con GL lo stesso discorso: ci siamo conosciuti suonando di spalla per due volte agli Extrema, ci siamo trovati molto bene e quando è saltata fuori la cosa abbiamo chiesto se gli andava: lui ha accettato e ha registrato con noi proprio nel periodo che era fuori dalla band. Infatti, quando lui rientrò negli Extrema a marzo, il disco era già pronto da circa un mese.
Come sta andando la promozione dell'album? La Scarlet sta lavorando bene: vi sta dando poco o così tanto che vi basterebbe anche qualcosa di meno per essere felici? I: sicuramente non così tanto da farci bastare anche qualcosa di meno, visto che noi vogliamo sempre il massimo e siamo molto esigenti nei confronti di chi ci promuove. In ambito italiano, la Scarlet è il top, mentre in Europa è un'etichetta come tante altre: è impossibile per lei concorrere con colossi del calibro di Nuclear Blast e Century Media per ovvi motivi, soprattutto il fatto che il grosso delle forze viene dedicato al mercato interno italiano, mercato che purtroppo non può avere influenze “di riflesso” con il resto del continente. D'altronde, se sei famoso in Italia non è detto che sei famoso all'estero; viceversa, invece, è molto più probabile che accada, per una band italiana. Prendi i Lacuna Coil, ad esempio: sono dieci anni che si fanno un culo grande come una casa e solo nel 2003 hanno cominciato ad essere noti, rimanendo comunque coerenti negli anni.
Il tour con i Mnemic vi ha portato in giro per l'Europa per un bel po' di date.. qual è stato il feedback del pubblico straniero? Eravate già molto conosciuti o questo tour è stato il vostro vero trampolino di lancio? A: sicuramente è stato un trampolino di lancio, ed è stata proprio questa la ragione di questo tour. Alcuni ci conoscevano per delle pubblicità della Scarlet, delle recensioni o grazie a MySpace; però sono stati molti quelli che ci hanno conosciuto la sera stessa, facendoci molti complimenti. Il feedback del pubblico? Dipende da dove vai.. sembra che ci sia un'equazione, paese ricco (come ad esempio la Germania) pubblico annoiato, paese povero (come può essere l'Ungheria o la Repubblica Ceca) pubblico in delirio con tanta voglia di divertirsi.
E riguardo all'Italia? I: dell'Italia non ci si può lamentare, soprattutto dopo aver visto paesi con offerta ampia e frequente come la Germania: vi è un mercato saturo e frammentato, che porta la gente ad andare a vedere un concerto più come passatempo per bersi una birra che altro, una routine. Mentre qui in Italia il concerto è visto ancora come un vero e proprio evento: basta vedere la gente che sta arrivando (l'intervista è stata fatta durante il pomeriggio del Death Crusade Festival, ndr) già alle 18, segno che c'è un grosso interesse a riguardo e la gente si sbatte per seguire la scena. A: con questo non vogliamo dire che sia brutto suonare in Germania, è che ci sono due approcci totalmente diversi. Poi però là ti trovi il tizio a braccia conserte che ti fissa e che a fine concerto viene là a comprarti cd e maglietta dicendo “siete fighi, mi siete piaciuti un casino”.. boh, una concezione diversa del tutto. I: magari siamo noi latini più caldi e loro “nordici” più freddi...
Avete in programma altre date del tour europeo? I: per ora siamo in contatto con le band con le quali abbiamo già suonato insieme, perché da questo tour è nata una vera e propria amicizia, una piccola “compagnia di sbronze” con la quale ci siamo trovati da dio, anche se ormai per tutto questo se ne riparlerà non prima del 2008.. A: anche perchè comunque per noi resta un investimento un tour del genere. Per quest'anno abbiamo fatto tanto in Europa, ora ci concentreremo solamente sull'Italia e sulla promozione di “Obsidian” qui, visto che a parte Gods of Metal e Metalday abbiamo fatto ben poco. Quest'autunno ci dedicheremo a concerti nei club e poi cominceremo a comporre anche nuovo materiale, cosa che ci toglierà ancora del tempo.
Oggi avete organizzato questo festival (il Death Crusade Festival, ndr), un vero e proprio release party con band del posto come supporto. Come è nata l'idea di questa manifestazione, diversa dal solito release party nei locali? A: l'idea è di Nicolas. Volevamo fare assolutamente un release party perché abbiamo una base di amici che sono a noi molto vicini e che localmente ci hanno supportato dai tempi del primo demo. Sappiamo che loro attendono da tempo un live celebrativo del nuovo album, e avremmo avuto più di un rimpianto nel lasciarli a bocca asciutta, visto che il release party lo facciamo fin dall'uscita del primo demo. Ovviamente negli anni il pubblico è cresciuto. Nicolas ha trovato questa soluzione, proponendo il tutto alle amministrazioni locali, che sono consci di sta cosa, vista la presenza a San Quirino di 4000 abitanti e sei gruppi death metal. La richiesta dei giovani di una serata metal c'era e la Pro Loco ha accettato di darci una mano. Poi, visto lo spazio affittato, il service e tutto, abbiamo deciso di fare un vero e proprio festival.
Qualche dritta sul minifestival che si terrà a Pordenone al Deposito Giordani a dicembre, nel quale farete supporto ai seminali Shai Hulud? A: questa sarà una data organizzata da Hellfire Promotion, che sta portando negli ultimi anni il meglio del metal e dell'hardcore. Ci saremo noi e i Rumors of Gehenna ad aprire la serata degli Shai Hulud, gruppo storico della scena hardcore e posthardcore che molti di noi hanno ascoltato ed apprezzato a suo tempo. Siamo contenti di suonarci assieme, peraltro in una location vicina a casa: sarà una bella serata. Tutto questo, la settimana prima di Natale: l'antipasto prima di un'overdose di messe. Perché i metallari alla fine vanno a messa, anche se non sembrerebbe: questa è una cosa che abbiamo constatato lo scorso anno, suonando con i Node la vigilia di Natale a Verona, e tutti erano a messa (risate, ndr).
Siete uno dei pochi gruppi metalcore che su MySpace cita come influenza principale gli Iron Maiden, al punto di dare un personale tributo con la conclusiva "Be quick or be dead". Quanto peso ha questa band negli Slowmotion Apocalypse, a livello di composizioni ma anche di attitudine? I: a livello di attitudine non saprei, ma a livello compositivo tutte le melodie che mettiamo gira gira arrivano là. Soprattutto Ivan, il nostro chitarrista solista, che dei cinque è forse il più “defender”, e Tommaso che è un maideniano convinto (oltre ad adorare gli Helloween). Quindi, quando si inizia a parlare di melodie, è palese arrivare a loro. A: prendi i Dark Tranquillity, ad esempio.. da dove sono andati a prendere le melodie? E' inutile cercare nei gruppi nuovi pensando che propongano cosa nuova e inedita: han fatto tutto i Maiden e basta. I: è anche inutile parlare di mode: una cosa la fai perché “viene fuori” e basta. Ovviamente ci sono alcuni gruppi che lo fanno perché fa figo, ma altri lo fanno perché per loro è naturale comporre così, come naturale evoluzione di anni nella scena. Ad esempio i Killswitch Engage, nel primo minicd, avevano un'impronta totalmente hardcore perché era quello che volevano fare in quel preciso momento.
Perchè la scelta di ristampare il vostro esordio (per Scarlet Records) lo scorso anno? I: questa cosa è stata decisa di comune accordo appena siamo entrati in Scarlet, anche per evidenti lacune portate dalla Tribunal a livello di distribuzione. Con loro avevamo un'esclusiva piuttosto lacunosa negli Stati Uniti: nel mondo non eravamo coperti, ma comunque arrivava facilmente d'importazione tramite Internet, ma resta sempre meglio il distributore che riesce a rendere disponibile il tuo cd nei negozi in maniera capillare, come Scarlet riesce a fare. A: Tutto questo è stato fatto sia nell'ottica del fan, che ora può reperirlo più facilmente, sia per spianare, con la ristampa, la strada al nostro secondo album.
Siete tra i pochi che non si appoggiano ad un management per organizzare le proprie date.. come mai questa scelta? Preferite muovervi in libertà? Il tour con i Mnemic lo avete fatto muovendovi comunque autonomamente o è stato necessario qualche aiuto, anche a livello di etichetta? A: ci sono alcune imprecisioni in quello che hai detto: noi non siamo vincolati da nessun contratto di esclusiva, non abbiamo un management perché noi siamo il nostro management e cerchiamo di curare tutti gli aspetti per noi possibili, dalle scelte artistiche a quelle grafiche, grazie soprattutto ad un'etichetta che ci permette di avere carta bianca. In poche parole, alla Scarlet noi diamo il prodotto finito pronto per la stampa. Le date ce le organizziamo noi autonomamente, però collaboriamo in maniera attiva con le varie agenzie di booking per dei concerti. I: una cosa intelligente di queste agenzie è il fatto che nessuno ci ha chiesto l'esclusiva, proprio per il fatto che sono consapevoli che sia meglio muoversi così, perché fossilizzarsi su un solo canale è fin troppo limitante. Questo anche perché noi mettiamo in chiaro, fin da subito, un regime di correttezza reciproca. A: infatti siamo ancora un gruppo che si sta costruendo. Non siamo un gruppo fatto e finito, che riesce a trovar date nei locali facilmente. Per questo motivo, lavorare con varie persone vuol dire avere diversi contatti che ci permettono di lavorare di più e meglio. Nel caso del tour con i Mnemic abbiamo comunque fatto da soli, ma anche la Scarlet ci ha aiutati vista la presenza di contatti comuni: ma in ogni caso, ci siamo spianati la strada in maniera autonoma! I: praticamente è successo che, quando supportammo gli Hatesphere in passato, ci capitò di conoscere il loro tour manager, che è lo stesso dei Mnemic. Ci ha visti dal vivo, gli siamo piaciuti e ci ha chiesto se volevamo aprire le loro serate.
Vivere di musica è il sogno di qualsiasi musicista.. credete che nel breve periodo anche per voi questo potrà diventare realtà? E riuscite, in qualsiasi caso, a rendere compatibili gli impegni come lavoratori e come musicisti? A: è praticamente impossibile. I: penso che dobbiamo trovare ancora un gruppo che ci dica “posso vivere di musica”, “posso comprare l'auto nuova”. A: specie con il genere che facciamo, piuttosto ostico e “di nicchia”: il mercato, già piccolo, si restringe, il download è imperante.. non ce la faremo mai a vivere di musica. Attualmente abbiamo due licenziati nel gruppo, due AUTOlicenziati.. I: dei veri e propri sacrifici umani! A. sì.. uno si licenziò per andare in tour con gli Mnemic, un altro per registrare il disco lo scorso anno. I: anche i Dark Tranquillity, per dire un nome noto, pur potendoselo permettere, non hanno ancora deciso di mollare il proprio lavoro; anche gli Mnemic.. la loro vita è un alternarsi di tour, registrazioni e Adecco per cercare un lavoro temporaneo. È necessario trovarsi dei lavori che possono essere gestiti facilmente.
Siete nel Friuli (ma anche nel Triveneto) uno dei traini di una scena estrema molto vivace e potenzialmente ricca di nomi che in futuro potranno dire la loro. Avete qualche nome interessante da suggerire, tra gli emergenti e quelli già noti? I: prima di tutto gli stessi Raintime, che stasera suoneranno prima di noi, che hanno un disco uscito per Lifeforce. A: se vogliamo citare il Triveneto, da Padova ci sono gli Ephel Duath, gruppo enorme sotto Earache cagato zero in patria. I: se fossero statunitensi, sarebbero di sicuro considerati come i Dillinger Escape Plan! A: e anche là, tornando al discorso di prima, Davide Tiso come lavoro fa il barista! Poi, continuando l'elenco, i Graveworm da Bolzano, i triestini The Secret che escono per Goodfellow, i Rumors of Gehenna che con solo un demo hanno raccolto ampi consensi di critica e pubblico. I: loro tra l'altro sono nostri amici da una decina d'anni!
Ultima domanda: gira una leggenda metropolitana che voi, durante il tour primaverile con Mnemic e Nightrage, abbiate fatto degli importanti seminari sull'arte della bestemmia, con il risultato che i componenti delle due band hanno imparato bene e con profitto. A parte gli scherzi.. è tutto vero? Avete qualche particolare aneddoto da raccontare riguardante quel tour? I: hanno iniziato tutto loro! (ride) A: la cosa è iniziata così: eravamo in tour bus a passare il tempo in compagnia. E una sera il bassista dei Nightrage è arrivato da noi chiedendoci, incuriosito dal nostro parlare, il significato di due parole, che si son rivelate una bestemmia. Noi abbiamo spiegato che era una blasfemia e loro sono rimasti shockati. Poi noi abbiamo illustrato come funziona la bestemmia dalle nostre parti, che è una questione di sintassi (risata generale, ndr) e che, mentre per il resto dell'Italia è una cosa inusuale, per noi è un vero e proprio intercalare. Poi loro hanno cominciato ad “imparare” e a chiedere consigli e nuove bestemmie, e così via. Siamo praticamente arrivati ad un punto che non sapevamo più cosa insegnare a loro. Però, a dirla tutta, il top del top resta il fatto che loro abbiano imparato a bestemmiare in friulano (risata generale, ndr)! I: Sugli aneddoti, se vuoi possiamo fare una serata solamente di episodi successi in questo tour: potremmo veramente scrivere un libro che sia un diario di viaggio di questo mese on the road. Il bello comunque, cosa confermata dagli stessi Mnemic e dal tour manager, è il fatto che difficilmente si riesce a creare una così profonda amicizia tra band in tour, amicizia che dura tuttora tenendoci in contatto tramite Internet, qualcuno sta anche cercando di imparare l'italiano. A: ora non facciamo nomi, ma a fine tour ci sono stati dei veri e propri pianti al momento dei saluti.. I: un po' come quando, da ragazzino, vai in colonia.. è stato bello per questo: un'amicizia che poi dura anche dopo. A: e che è durata anche durante il tour, quando le condizioni (19 persone chiuse in un tour bus) porterebbero facilmente a screzi e litigi anche a causa dello stress portato da orari sfasati e stili di vita diversi dal solito. I: beh, per loro è diverso, visto che per noi italiani il gruppo è legato da un'amicizia, mentre all'estero è spesso il progetto di poche persone con attorno dei turnisti, come ad esempio i Nightrage, che erano stati colpiti da un cambio di formazione poco prima dell'inizio del tour.
Questo è tutto.. grazie dell'intervista! A+I: grazie a te! |
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